

L’energia solare fotovoltaica è riconosciuta a livello globale come una delle soluzioni più diffuse per la produzione di energia pulita e per la transizione verso un futuro energetico più sostenibile. Negli ultimi decenni, l’installazione di impianti fotovoltaici ha conosciuto una crescita esponenziale, spinta da incentivi governativi, una maggiore consapevolezza ambientale e la diminuzione dei costi di produzione.
D’altro canto, con la diffusione massiccia di questa tecnologia, nasce anche l’esigenza di gestire lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici che, pur avendo una vita utile stimata in 20-30 anni, contengono materiali che, se non smaltiti correttamente, possono rappresentare un rischio ambientale.
In questo contesto, le attività non sono solo legate a processi di logistica e a considerazioni di natura economica, ma anche etica, mirando a garantire che la transizione energetica sia veramente green in ogni fase del ciclo di vita dei prodotti, per arrivare a un’autentica economia circolare nel settore.
La crescente preoccupazione per l’impatto ambientale dei rifiuti elettronici ha portato all’adozione di specifiche normative a livello internazionale e nazionale. La Direttiva europea RAEE, in particolare la Direttiva 2012/19/UE e successive modifiche, rappresenta il quadro di riferimento principale per lo smaltimento di rifiuti elettrici ed elettronici, che ha esteso il proprio campo di applicazione ai pannelli fotovoltaici a partire dal 2014, riconoscendoli come RAEE e imponendo obblighi specifici ai produttori e agli importatori in merito alla loro raccolta, trattamento, recupero e smaltimento, con l’obiettivo di prevenire il deposito in discarica di materiali potenzialmente nocivi e promuovere il recupero di materie prime seconde.
A livello italiano, la Direttiva RAEE è stata recepita da decreti legislativi che definiscono le modalità operative per la gestione dei pannelli fotovoltaici a fine vita, in particolare il 49/2014, che stabilisce che la responsabilità dello smaltimento ricade sul produttore o, in caso di prodotti importati, sull’importatore.
Per adempiere a tale obbligo, i produttori e importatori sono tenuti a iscriversi a specifici Sistemi Collettivi di Responsabilità Estesa del Produttore, che si occupano della gestione del fine vita dei pannelli fotovoltaici per conto dei propri consorziati, garantendo la corretta raccolta, il trasporto, il trattamento e il recupero dei materiali. La normativa prevede meccanismi per distinguere i pannelli immessi sul mercato prima del 2014 (storici) e quelli immessi successivamente (nuovi), con diverse modalità di gestione dei costi di smaltimento.
Un pannello fotovoltaico, nella sua configurazione più comune (silicio cristallino), è un dispositivo complesso composto da diversi materiali, ognuno dei quali è collegato a importanti opportunità di recupero specifiche.
Il vetro (circa 75-80% del peso totale) è il componente più abbondante e, se non contaminato, è altamente riciclabile e può essere riutilizzato per produrre nuovo vetro o in altri settori. L’alluminio (circa 10-12%), presente nella cornice del pannello, è un materiale di grande valore e facile da riciclare, con un processo che richiede molta meno energia rispetto alla produzione di alluminio primario.
Il silicio (circa 3-5%) è il semiconduttore principale nelle celle fotovoltaiche, un materiale prezioso il cui recupero è tecnicamente possibile, anche se spesso richiede processi complessi per raggiungere la purezza necessaria per un nuovo utilizzo nell’industria elettronica. Nel sistema fotovoltaico è presente anche una piccola componente di rame (circa 1%), utilizzato nei cablaggi e nelle connessioni, il cui valore commerciale è molto elevato ed è facilmente riciclabile, stesso discorso per l’argento, presente in tracce, che può essere assolutamente recuperato.
Infine troviamo materiali plastici polimerici che garantiscono isolamento e protezione, ma il loro riciclo è più complesso e spesso si limita al recupero energetico o alla produzione di materiali compositi, e soprattutto componenti potenzialmente pericolosi, come il piombo e il cadmio, presenti in minime quantità in alcune tipologie di saldature o tecnologie specifiche, la cui gestione deve essere pienamente sicura per evitare contaminazioni ambientali.
In linea generale, il recupero di questi materiali non solo riduce l’impatto ambientale derivante dall’estrazione di nuove materie prime, ma contribuisce anche a creare valore economico all’interno della filiera del riciclo, promuovendo un modello di economia circolare.
Lo smaltimento corretto dei pannelli fotovoltaici a fine vita è un processo strutturato, regolato da normative precise, che mira a massimizzare il recupero dei materiali e minimizzare l’impatto ambientale e, in quest’ottica, è fondamentale che privati cittadini, aziende e installatori comprendano le procedure e si affidino ai canali ufficiali per adempiere agli obblighi di legge e contribuire a un’economia circolare.
Il primo passo per il proprietario di un impianto fotovoltaico che intende smaltire i pannelli a fine vita è identificare la tipologia di pannello in base alla data di immissione sul mercato. I pannelli immessi sul mercato dopo il 12 aprile 2014 sono considerati, come detto in precedenza, “nuovi” e la responsabilità del loro smaltimento ricade direttamente sul produttore o importatore e quindi il costo di gestione della fine vita è già incluso nel prezzo di acquisto del pannello o è garantito da un contributo visibile in fattura, gestito attraverso i Consorzi RAEE specifici per il fotovoltaico.
Per i pannelli immessi sul mercato prima del 12 aprile 2014, definiti “storici“, la situazione è leggermente diversa. La responsabilità del loro smaltimento è ripartita tra il produttore e il gestore dell’impianto, a seconda che l’impianto stesso sia incentivato o meno.
Per gli impianti incentivati dal Conto Energia, una parte del costo di smaltimento viene trattenuta dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) dal premio incentivante, e poi versata ai Consorzi RAEE, una pratica che assicura che anche per gli impianti più datati ci sia una copertura per il fine vita. Per gli impianti non incentivati o per i quali non è prevista la trattenuta GSE, il costo di smaltimento ricade sul detentore del rifiuto, che dovrà rivolgersi direttamente a un operatore autorizzato o a un Consorzio RAEE, sostenendo il costo.
Indipendentemente dalla categoria del pannello, il proprietario deve rivolgersi a un Sistema Collettivo di Responsabilità Estesa del Produttore, autorizzati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che avviano e organizzano le procedure del ritiro direttamente dal luogo di installazione o da un punto di raccolta autorizzato.
È fondamentale che i pannelli vengano trattati come rifiuti speciali e non mischiati con altre tipologie e che, una volta raccolti, vengono trasportati in impianti di trattamento specializzati, dove subiscono un processo di smontaggio e separazione dei materiali.
Il vetro e l’alluminio, che, come detto, costituiscono la maggior parte del pannello, vengono separati meccanicamente e inviati a fonderie o vetrerie per essere riciclati. I cavi di rame vengono estratti, e i materiali plastici vengono separati. Il recupero di semiconduttori come il silicio e di metalli preziosi come l’argento e il rame, sebbene presente in quantità minori, è economicamente vantaggioso e viene effettuato attraverso processi più complessi, spesso con tecniche di recupero chimico-fisico.